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papiro geroglifico funerario per il dignitario Harimuthes - foto I. Andorlini - (c) Museo Archeologico Nazionale di Parma
papiro geroglifico funerario per il dignitario Harimuthes - foto I. Andorlini - (c) Museo Archeologico Nazionale di Parma
papiro geroglifico funerario per il dignitario Harimuthes - foto I. Andorlini - (c) Museo Archeologico Nazionale di Parma
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papiro geroglifico funerario per il dignitario Harimuthes - foto I. Andorlini - (c) Museo Archeologico Nazionale di Parma
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5 (Botti 106). PAPIRO GEROGLIFICO FUNERARIO per il dignitario Harimuthes (Ḥr-ỉj-m-ḥtp).


Provenienza: incerta (acquisto da Giuseppe Scaglioni, il 15 giugno 1832); datazione: tra la fine della seconda dominazione persiana e l'inizio dell'età tolemaica; dimensioni: 199 x 36 (inizio) / 33 (fine) cm


Da Giuseppe Botti, I cimeli egizi del Museo di Antichità di Parma, Firenze 1964, pp. 43-56.



PAPIRO GEROGLIFICO FUNERARIO PER IL DIGNITARIO HARIMUTHES (Ḥr-ỉj-m-ḥtp) (1), figlio di Taminis (T3j-mn), che aveva esercitato la carica di portinaio della casa dell’oro nel tempio di Isis. È suddiviso in cinque sezioni (della sesta è conservato solo l’inizio). Così è presentato dalla prima linea longitudinale in scrittura geroglifica, entro due linee parallele, che sovrasta la vignetta, composta di diverse rappresentazioni, sotto la quale poi si succedono 19 colonne di scrittura geroglifica. Procedendo da destra verso sinistra, rispetto al riguardante, nella linea longitudinale si legge (l’inizio è in inchiostro rosso): Inizio dei capitoli dì uscire di giorno e di essere inalzato spirito luminoso sull’orizzonte da dirsi [nel] giorno della sepoltura, per entrare e in seguito uscire (dalla tomba) da parte dell’osiris, portinaio della casa dell’oro del tempio di Isis, Harimuthes.

Nella vignetta sottostante è dapprima rappresentato il defunto, stante, con ambo le braccia sollevate in alto con le palme delle mani aperte, il capo coperto da parrucca nera, rivestito di lunga tunica, che dalle spalle gli scende sino alle caviglie dei piedi, posto fra due persone pure stanti: un uomo, alla destra, abbigliato nello stesso modo, ma con le braccia rivolte al petto; una donna, alla sinistra, il capo coperto dalla consueta ampia parrucca, con la massa cadente sulle spalle, un lembo sul davanti del petto, coprente l’orecchio, rivestita della lunga tunica caratteristica dell’abbigliamento femminile, il braccio sinistro allentato lungo la persona, il braccio destro senza alcun oggetto fra le mani, ripiegato sul petto. Chiude la rappresentazione ancora l’immagine del defunto, stante, nel sudescritto abbigliamento, ma con le mani ripiegate sul petto, posto sotto la protezione delle due dee, Isis e Nephthys, rivolte l’una verso l’altra, con le braccia alzate sopra il suo capo.

Segue quindi la raffigurazione dell’immagine della tomba, innanzi alla quale, accovacciato sul suo abituale naós, nella sua consueta posa, orecchie dritte sul capo, collarino al collo, coda penzoloni, lo scettro di autorità sul davanti, staffile dietro la schiena, sta Anubis, come guardiano, mentre rivolge lo sguardo in avanti verso il trasporto del sarcofago entro il quale è la mummia del defunto, collocato entro una barca, ai lati della quale, stanti e con le braccia alzate in segno di protezione stanno ancora le due dee, Isis e Nephthys. La barca è condotta da quattro individui, stanti, tutti nello stesso abbigilamento del defunto, ma tre con le braccia allentate lungo la persona, reggenti con le mani la fune di guida della barca; mentre il quarto, con le braccia alzate, nella mano sinistra tiene un braciere ardente, la cui fiamma si volge verso l’immagine di una divinità, col corpo di leone, ma a faccia umana col pizzo osiriano al mento, corona atef sul capo, che poggia su uno stendardo, posto all’estremità della barca.

L’iscrizione sottostante, in 59 colonne verticali di geroglifici, in minuti caratteri, ma di chiara scrittura, riproduce il capitolo primo del Libro dei Morti, così suddistinto:


1) Parole da dirsi dall’ (in inchiostro rosso) osiris, Harimuthes, giustificato, partorito dalla signora della casa, Taminis, giustificata: «Salute a te, o Osiris, toro dell’Occidente.

2) Ecco Thoth, il sovrano dell’eternità è (in me). Io sono il dio grande presso la barca del Dio, io ho combattuto per te, io sono uno di

3) questi dèi, partoriti da Nut, che distrugge i nemici di Rē‘, e che arresta i nemici

4) contro di lui per me. Io sono uno che ti appartiene, o Horus, ho combattuto io per te, ho camminato io (agito) per (in favore del) il nome tuo. Io sono Thoth, che ha fatto trionfante

5) Horus sopra i nemici suoi, in quel giorno suo del pesare le parole nella grande sala del Grande in Heliopolis (= Rē‘). Io sono Djed (Dd= Osiris), figlio di Djed (Dd).

6) Io sono nato in Busiris (Ddw), io mi trovo insieme con coloro che piangono Osiris, e fanno lainentazioni sopra Osiris nei confini della terra. Io ho reso

7) trionfante Osiris sopra i nemici suoi. Ha ordinato Rē‘ a Thoth di render trionfante Osiris sopra i nemici suoi.

8) L’ordinato [da Rē‘ per Osiris] fu fatto da Thoth [per me]. Io mi trovo insieme con Horus in quel suo giorno del vestire Teshtesh (Tštš) (soprannome di Osiris)e dell’aprire

9) la caverna per purificare il cuore.del Tranquillo di cuore (altro appellativo di Osiris). Ed io scopro i misteri (le cose misteriose) in Rostau. Io mi trovo

10) insieme con Horus, quando protegge quella sua mano e spalla sinistra di Osiris in Sechem (Letopolis). Ed io esco e entro dentro

11) le fiamme in quel suo giorno di distruggere i nemici in Sechem. E io sono insieme con Horus nel giorno della panegeria di

12) Osiris-Onnophris, giustificato. E faccio io le offerte (i sacrifici) dei sei giorni di festa (per Osiris) e della festa Denit in Heliopolis (settimo giorno del mese). Io sono sacerdote ordinario in Busiris (Ddw),

13) un saggio in Coptos, nel giorno di portare in esaltazione qualcuno in alto. Io sono un essere (individuo) in Abydos, nel giorno di modellare (?)

14) la terra. Io vedo le cose nascoste in Rostau, io leggo il libro (del servizio) nel giorno del Capro (Osiris), signore di Mendes (Ddw.t), fra i com-

15) pagni suoi. Io sono il grande capo nel giorno di fissare l’hennu sopra la barca. Io ho preso a vangare la terra in Heracleopolis magna.

16) O voi che siete entrati, anime perfette nel tempio di Osiris, fate entrare voi (anche) l’anima dell’osiris, Harimuthes, giustificato, partorito dalla signora della casa, Ta-

17) minis, giustificata, insieme con voi, nel tempio di Osiris, e segua Osiris insieme con voi nel tempio di Osiris. Veda egli come vedete voi.

18) Oda egli, come udite voi, stia egli dritto, come state dritti voi, segga egli, come sedete voi. Oh, sian dati pani

19) e birra alle anime Perfette nel tempio di Osiris! E date voi pani e birra per i due tempi (mattino e sera) per l’osiris Harimuthes, [giustificato] » .


La seconda sezione è tutta occupata da rappresentazioni religiose rituali. Al piano superiore, nella prima, dietro l’immagine di Horus fanciullo, accovacciato su di un naós, il capo ricoperto da parrucca con l’ureo sul davanti della fronte, il braccio destro rivolto al petto, stringente con la mano lo scettro ḥḳ3.t, il sinistro ripiegato verso la faccia, con l’indice della mano alla bocca, è raffigurato il defunto, ospitato nella barca del Sole per il viaggio nel mondo sotterraneo, inginocchiato, con le braccia alzate in avanti, le palme delle mani aperte, in atto di adorazione innanzi a Rē‘, Atum, Khepri, Ma‘et, tutti, mummiformi, seduti sulle ginocchia, stringenti con le mani lo scettro w3s, recanti sul capo i segni caratteristici della loro identità. Rē‘, a testa di falco, porta sul capo il disco solare, in rosso, Atum e Khepri, a testa umana, portano il pizzo osiriano al mento; con Ma‘etusekh. Fra queste divinità e il defunto, sta una piccola tavola di offerta, sulla quale è posta una pagnotta di forma circolare, sormontata da un tralcio di fior di loto espanso.

tutti hanno il petto adorno di ricca collana

Nel secondo ripiano, sotto l’immagine del cielo stellato, dal centro del quale il disco solare invia i suoi benefici raggi sulla terra (disco e raggi in color rosso marcato), stanno ai suoi lati le due dee, Isis e Nephthys, sedute sulle ginocchia, le braccia nella loro posa abituale, sollevate in atto di adorazione, aventi innanzi a sé, in corrispondenza delle palme delle mani aperte, il simbolo della vita (‘nh), e dietro le spalle, l’una, il simbolo dell’Occidente, l’altra, quello dell’Oriente. Nel terzo ripiano, ancora sotto la volta del cielo stellato, è rappresentato il sorgere del sole (il disco è in rosso marcato), sollevato in alto dalle braccia della dea Nut, sorgente con esso, in corrispondenza col disco solare raggiante del ripiano superiore. Ai lati della dea, in esatta corrispondenza fra loro, poggianti sopra una lastra rettangolare di pietra, sul davanti della quale è infisso l’emblema della Verità, sono rappresentate perfettamente identiche, due immagini dell’anima del defunto sotto forma di uccello, con parrucca sul capo, pizzo osiriano al mento, pendaglio con il simbolo della vita sul davanti del petto, le braccia alzate verso il disco, in atto di adorazione, precisata anche dalle due brevi colonne verticali di geroglifici poste innanzi, adorazione di Rē‘.Alle spalle delle due immagini dell’anima, ancora in corrispondenza fra loro, sono raffigurati quattro cinocefali, due per parte, stanti, con le braccia sollevate in alto, in atto di adorazione, ancora precisata dall’iscrizione che sta innanzi a ciascuno di essi, adorazione del cinocefalo. A sinistra, fra l’anima uccello e il primo cinocefalo, è inserito un bocciolo di fiore di loto espanso.

Nell’ultimo ripiano, sempre ancora sotto la volta del cielo stellato, è raffigurata, come dice anche l’iscrizione, la cerimonia del fare l’incenso e la purificazione, sopra la tavola di offerta, innanzi al defunto e a una donna, senza alcuna indicazione di parentela, ma che sembra esser piuttosto la madre sua, menzionata defunta nel papiro, anziché la moglie. La cerimonia è compiuta da un sacerdote, stante, collana usekh a tre giri di perline, intorno al collo, il corpo dalla cintola alla caviglia dei piedi ricoperto da gonnellino, allacciato alla cintola e sostenuto sulla spalla destra da una specie di sciarpa che poi attraversa il petto, il braccio destro ripiegato sul davanti stringente nella mano il vaso rituale ḳbḥ,dal quale sprizza fuori l’acqua che va a cadere sulla tavola sottostante di offerta, sormontata da quattro pagnotte di forma circolare, e avente sotto sul piano della base, due vasi chiusi col coperchio in forma conica. Il defunto è seduto su seggiola e bassa spalliera, rivestito di lunga tunica dalla cintola alle caviglie dei piedi, sostenuta sulla spalla sinistra da una specie di sciarpa, che poi gli attraversa il petto sino alla cintola, parrucca sul capo, collana usekh, a tre giri di perline intorno al collo, braccio sinistro ripiegato in avanti, stringente nel pugno della mano un lungo bastone, braccio destro invece allentato in avanti stringente con la mano la benda rituale dell’imbalsamazione. La donna che gli sta dietro, seduta su seggiola, della stessa forma, porta ampia parrucca sul capo, ed è interamente ravvolta in lunga vestaglia (non di tipo egizio), che dal collo le scende sino ai piedi. Del braccio sinistro l’avambraccio uscente dalla vestaglia è sollevato con la palma della mano aperta, in atto di adorazione; il braccio destro, poggia sul corpo, quasi a metà delle ginocchia e stringe nel pugno della mano la benda dell’imbalsamazione.

La terza sezione si presenta distinta in quattro ripiani: due nella parte superiore, due nell’inferiore, perfettamente uguali, consistendo le due prime linee, tanto nella parte superiore come nell’inferiore, in una serie di vignette l’una accanto all’altra, e le due della parte inferiore occupate da 19 brevi colonne di iscrizione geroglifica. Nella vignetta del ripiano superiore, il defunto stante, nello stesso abbigliamento delle sezioni precedenti, con le braccia sollevate in alto, le palme delle mani aperte compie tre atti di adorazione innanzi a tre gruppi composti di diverse divinità, stanti, separate da lui da una tavola di offerta, la prima, con sopra una pagnotta di forma rotonda, sormontata da un bocciolo di fiore di loto espanso, la seconda, con quattro pagnotte pure di forma ovale, che circondano due per parte un vasetto chiuso; il tutto sormontato da un bocciolo di fior di loto chiuso, la terza, in tutto uguale alla prima, ma col bocciolo di fiore di loto chiuso. Le divinità della prima adorazione sono Atum, avente sul capo la corona doppia, stringente col pugno della mano sinistra lo scettro w3s e con quello della mano destra l’emblema della vita; Shu, con la piuma sul capo e nelle mani gli stessi oggetti di Atum, e Tefnut, leontocefala, col disco solare sul capo, rivestita sino alle caviglie dei piedi di lunga tunica, reggente con la mano sinistra lo scettro caratteristico delle dee, e con la destra, il simbolo della vita. Osiris, mummiforme, la corona atef sul capo, il petto adorno di ricca collana usekh, stringente con le mani uscenti dall’involucro, il bastone pastorale, il flagellum e lo scettro w3s; Isis e Nephthys, il capo, sul quale sta il geroglifico del loro nome, coperto da ampia parrucca, rivestite della consueta lunga tunica, il braccio destro sollevato in atto di adorazione, il sinistro portato innanzi alla persona, stringente nella mano il simbolo della vita; e Anubis, le orecchie dritte sul capo, ricoperto da ampia parrucca, rivestito della shenti, il braccio sinistro portato in avanti, impugnante con la mano lo scettro w3s e il destro allentato lungo la persona, avente nella mano il simbolo della vita sono la divinità della seconda adorazione. Le divinità della terza sono ancora Osiris, Isis, Nephthys, rappresentate come nella scena precedente, seguìte da Horus, a testa di falco, il capo coperto da ampia parrucca, sormontato dalla corona doppia, indossante la shenti, stringente con la mano sinistra lo scettro w3s, e con la destra il simbolo della vita.

L’iscrizione contenuta nelle brevi 19 colonne sottostanti di questo primo ripiano riproduce, in parte, il testo del capitolo XVIII del Libro dei Morti, e precisamente così:


1) O (in rosso) Thoth! Rendi tu trionfante

2) l’osiris Harimuthes, giustificato,

3) partorito dalla signora della casa, Taminis, giustificata,

4) contro i nemici suoi presso il Dio grande,

5) come (rendesti tu) trionfante Osiris,

6) il primo dell’Occidente, contro i nemici suoi,

7) innanzi al tribunale dei Sovrani grandi

8) che si trovano al seguito di Osiris, innanzi al tribunale

9) dei Sovrani grandi, che trovansi in Heliopolis,

10) in questa (sua) notte delle cose sulla tavola di offerta,

11) in questo giorno dell’armare la mano per abbattere

12) i nemici, e, in questo suo giorno

13) della distruzione

14) di Neberdjer (Nb-r-dr = Osiris) in esso. Ecco

15) il tribunale dei Sovrani grandi, che si trovano

16) in Heliopolis, Atum, Shu, Tefnut.

17) Significa dunque mettere in ceppi (legare) i ne-

18) mici, la distruzione dei

19) nemici (seguaci) di Seth in moto di nuovo a far del male.


Ancora tre scene di adorazione da parte del defunto sono rappresentate nella vignetta del secondo ripiano sopra le 19 colonne verticali di iscrizione geroglifica. Nella prima, rende omaggio a Osiris, Horus, Isis, raffigurati come nella vignetta del primo ripiano; nella seconda, a Thoth, Osiris ai geni funerari Amset e Hapi; nella terza, a Horus, Isis, e a un’altra divinità, indicata dall’iscrizione come Irsen (’Ir-sn) senza alcun emblema sul capo, avente nella mano sinistra lo scettro w3s, e nella destra il simbolo della vita. Piccola tavola di offerta con pagnotta ovale sormontata da un bocciolo di fior di loto chiuso, uguale in tutte le tre scene, trovasi ancor qui fra l’immagine del defunto e quella delle divinità adorate.

Nelle 19 colonne sottostanti dell’iscrizione, continua la riproduzione del capitolo XVIII del Libro dei Morti:


1) O (in rosso) Thoth, rendi (tu) trionfante

2) l’osiris Harimuthes, (partorito)

3) da Taminis, giustificata, contro i nemici suoi pres(so)

4) il dio grande, come giustificasti tu la (voce)

5) di Osiris, il primo dell’Occidente, contro i nemici (suoi) alla presenza (innanzi al)

6) del tribunale dei Sovrani grandi, che si trovano (in Busiris)

7) in questa notte di stabilire Dj[ed (Dd)in D

8) dw. Ora che il tribunale dei Sovrani grandi (ha stabilito)

9) Djed (Dd) in [Ddw] forti sono le braccia di Hari-

10) muthes, essendo esse dietro a Osiris per

11) fasciarlo con bende. Oh

12) rendi giusta tu la voce dell’osiris Hari-

13) muthes, partorito da Ta(minis, giustificata),

14) contro i nemici suoi presso (il dio grande),

15) come rendesti giusta tu la voce di Osiris (il primo dell’Occi-)

16) dente, contro i nemici suoi alla presenza (del tribunale)

17) dei Sovrani grandi, che sono in Sechem (Shm),

18) questa sua notte delle cose sulla tavola di offerta in (Sechem).

19) Horus è in Sechem, Thoth (è)....


La quarta sezione, fra tutte, la più estesa, è decorata con la rappresentazione della grande sala della Verità, in cui si svolge la cerimonia della psicostasia del defunto. Sul cornicione, sostenuto da due colonne col capitello papiriforme che delimita superiormente la grande sala, è tutto un succedersi di immagini simboliche, piume della Verità, urei, fiamme, variamente intercalate fra loro, delimitate all’inizio e alla fine dalla raffigurazione di una bilancia, con i piattelli senza alcun emblema, il primo e l’ultimo dei quali, secondo i due lati, tenuto da un cinocefalo, seduto sulle ginocchia. Poco più oltre la metà di tutte le immagini simboliche, è raffigurato il defunto, seduto in attitudine di riposo, con le braccia allungate davanti e al lato destro del corpo, le mani distese sopra due occhi di falco.

Sotto il cornicione, in tutta la prima linea e per oltre la metà nella seconda, il defunto inginocchiato, con le braccia in alto, le palme delle mani aperte, innanzi a piccola tavola di offerta con pagnotta ovale, sormontata da tralcio di fior dì loto col bocciolo chiuso, compie atto di adorazione. Nella prima, a ventisette divinità, nella seconda, a quindici, tutte mummiformi, ampia parrucca sul capo, sormontato dall'emblema della Verità, ricca collana usek intorno al petto, a testa umana con pizzo osiriano al mento, la maggior parte, e solo cinque a testa di serpente, rappresentanti le 42 divinità dell’Alto e Basso Egitto, le quali assistono al gran giudizio, che si svolge nel ripiano sottostante. In questo, la scena è complessa, e svariati i suoi personaggi. Vi domina, al lato sinistro, quale sovrano, Osiris, il dio dei morti nel mondo sotterraneo, seduto sul trono degli Dei, il capo recinto della corona hatef, il collo adorno della collana usekh, a sei giri di perline, ravvolto in ampia veste sino alle caviglie dei piedi, sormontata sulle spalle dalla mantellina, le braccia, incrociate sul petto, stringente nel pugno della mano destra il flagello, in quello della sinistra, lo scettro ḥḳ3.t. Innanzi a lui, sta l’emblema della pelle di Seth, seguito dalla raffigurazione delle immagini dei quattro geni funerari, figli di Horus, Amset, Hapi, Duamutef, Kebehsenuf, ritti in piedi, mummiformi sopra un fiore di loto espanso, come su di esso erano nati nell’acqua.

Nelle colonne, che sovrastano tali figure (1-9) sta scritto il loro nome; e precisamente, innanzi a Osiris (1-4), innanzi ai geni funerari (5-9) detti nell’insieme figli di Horus, singolarmente poi, di Osiris: 1) Osiris, il primo dell’Occidente, 2) dio grande, signore di 3) Abydos 4), Sovrano dell’eternità; 5) I figli di Horus: 6) Amset, figlio di Osiris, 7) Hapi, figlio di Osiris, 8) Duamutef, figlio di Osiris, 9) Kebehsenuf, figlio di Osiris.

Dietro di essi, è la figura della Divoratrice (‘mm.t n...), con le bramose canne aperte, pronta a divorare il cuore del defunto, per annientarlo in eterno, se l’esito del giudizio riuscirà a lui sfavorevole. La segue l’immagine del dio Thoth, stante, come la Divoratrice, rivolto verso Osiris, avente nella mano destra il calamo, nella sinistra, il rotolo di papiro, pronto a scrivere sulle sue pagine il responso del gran giudizio. L’iscrizione, scritta sul davanti dalla cintola alla caviglia dei piedi, lo designa il « giudice della Verità della Enneade (degli Dei) »; e in quella che partendo da sopra le braccia giunge sino al termine della bilancia, di lui si dice: Parole da dirsi da Thoth, il signore di Shemun (Hermopolis magna), lo scriba della Verità dell’Enneade (degli Dei): «giusto di voce (è) l’osiris Harimuthes, partorito da Taminis, giustificata, il cuore suo è saldo in fortezza, né male alcuno incontrerà la navigazione sua ». Accovacciato sopra lo scettro ḥḳ3.t dietro di lui, segue Harpocrate, col braccio sinistro ripiegato lungo il corpo, il destro invece verso la faccia, portante l’indice della mano, come di consueto, alla bocca, collana usekh al collo da cui scende un pendaglio, nudo il capo con l’ureo sulla fronte, treccia pendente al lato sinistro. La bilancia che tien dietro alle sue spalle ha l’indice del mezzo sormontato da un cinocefalo su di esso seduto, ai cui lati sono raffigurati i pesi col geroglifico m3‘, terminante sul davanti a testa umana. I piattelli sono tenuti, alla destra, da Horus (Ḥr, il suo nome sopra il capo), alla sinistra da Anubis (’Inp, id). Sul piattello di destra è il cuore del defunto, su quello di sinistra, l’emblema della Verità. Horus con la mano sinistra regge una corda del piattello, con la destra aperta accoglie il cuore con cui termina il contrappeso a catenella dell’indice della bilancia; Anubis, regge con la mano destra pure una corda del piattello, e impugna con la sinistra (il braccio è allentato lungo la persona) il simbolo della vita.

La rappresentazione termina, con la raffigurazione dell’introduzione del defunto nella grande sala, da parte delle due Verità. Nel loro consueto abbigliamento con l’emblema della Verità sul capo, le due Dee tengono in mezzo a loro il defunto, pure stante con il braccio destro ripiegato verso il petto, il sinistro, sollevato in alto, con la palma della mano aperta, in atto di adorazione, indicato dall’iscrizione sovrastante, l’osiris Harimuthes, partorito dalla signora della casa Taminis. La Verità che gli sta alle spalle ha il braccio destro sollevato nella consueta posa di protezione, il sinistro dispiegato innanzi alla persona, attitudine precisata dall’iscrizione: le mani mie (sono) quale protezione tua in eterno. La Verità invece che gli sta davanti, tiene con la mano del braccio sinistro lo scettro delle dee, con quella del destro, allentato lungo la persona, il simbolo della vita. È dall’iscrizione designata: Ma‘et, figlia di Rē‘, il primo dell’Occidente, e nei riguardi del defunto si esprime: «Procuro io che tu sia elevato (esaltato) in.... »..

La quinta sezione, più breve delle precedenti e molto danneggiata, nella parte superiore, conserva resti di una linea orizzontale, nella quale l’iscrizione geroglifica riproduce, parzialmente, il titolo del capitolo 100 del Libro dei Morti, riprodotto poi in parte nelle colonne verticali sotto la vignetta, e cioè il capitolo (in rosso) di far riposare l’anima degli spiriti luminosi (gli eletti).... e di stabilirli fra coloro che sono al seguito del Dio grande, vivente in [eterno]. Nella vignetta sottostante, fra l’amuleto dd e l’emblema dell’Oriente, è dapprima raffigurato Osiris, stante, mumniiforme, la corona atef sul capo, pizzo osiriano al mento, ricca collana usekh intorno al petto, impugnante con le mani uscenti dall’involucro i scettri del suo potere e l'w3s. Segue la raffigurazione della barca di Re’per il suo viaggio notturno nel mondo sotterraneo, rappresentato nel mezzo di essa, mummiforme, a testa di falco, ricca collana usekh intorno al collo, seduto sulle ginocchia, reggente con le mani uscenti dall’involucro su di esse l’emblema della vita, avente alle spalle l’uccello Bennu, e davanti ritto in piedi il defunto, del quale però non è rimasta che la parte dei piedi e l’estremità del bastone che impugnava in una delle mani. Dietro al Bennu è appoggiato il remo per la barca.

Le colonne sottostanti, contenenti l’iscrizione sono separate dalla raffigurazione della barca solare, sopra le prime tre, da una linea semplice fra due linee nere parallele; le altre cinque, da una linea che arieggia alla riproduzione di un frontoncino. Interamente mancante è la colonna quarta, mancante per metà la settima, assai danneggiata la quinta e l’ottava. Tale il loro contenuto:

1) Parole da dirsi dal (in rosso) l’osiris, Harimuthes, giustificato, partorito dalla signora della casa [Taminis, giustificata]:

2) «Ho condotto (io) in barca l’uccello Bennu sino ad Abydos, e Osiris sino a Busiris. Ho aperto io la porta

3) di Hapj (il Nilo), io ho tenuta pulita la via del Disco, ho (io) tolto via a Sokaris sopra il (suo) mantello da fabbro ferraio.

4) [interamente perduto il testo]

5) giorno. Ho pregato io il forte fra gli spiriti eletti; ho fatto divenire me un duplicato di [I]sis....

6) .... l'osiris Harimuthes, giustificato, partorito dalla signora della casa, Taminis, giustificata [La lacuna non consente di interpretare esattamente quanto segue]

7) .... l’osiris Hari[muthes, giustificato, partorito dalla signora della casa Taminis, giustificata].

8) O Thoth, rendi trionfante tu la voce dell’osiris Harimuthes, partorito dalla signora della casa Taminis, giustificata] ».

La sesta sezione ha conservato, divisa in due ripiani, solo la rappresentazione dell’inizio, rappresentata dall’immagine in entrambi del dio Thoth, stante, parrucca nera sul capo, rivestito della shenti, mancante delle braccia, sporgenti in avanti, e nella figura disotto anche delle gambe. Sopra il capo dell’immagine superiore del dio, leggesi.... è Rē‘;sopra quella dell’inferiore.... è di (in) Abydos.

Il papiro è inedito e sul verso bianco.

Pregevolissimo per la bontà del disegno di tutte le figure, la scrittura pure chiara, per quanto sottile, non offre particolari elementi per determinare la sua provenienza da una sicura località dell’Egitto. Quanto all’epoca, per l’acconciatura del vestito della defunta (probabilmente la madre) accanto ad Harimuthes, sarei propenso ad ascriverlo alla fine della seconda dominazione persiana, inizio dell’epoca tolemaica.


(1) Per tale nome, cfr. RANKE, Personennamen I, n. 22, p. 245.

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Biblioteca di Storia / Settore Papirologia